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Lazio, l’inchiesta scuote il club: la scelta di Lotito e le conseguenze sull’ambiente
Il clima intorno alla Lazio si fa ancora più delicato.
Dopo mesi caratterizzati da contestazioni, tensioni e distanza tra una parte consistente della tifoseria e la proprietà, l’apertura di un’inchiesta e le recenti perquisizioni aggiungono un nuovo elemento a una situazione già complessa.
Al centro della vicenda ci sono alcune denunce presentate dal presidente Claudio Lotito e una serie di informazioni circolate negli ultimi mesi riguardo alla società biancoceleste, compresa l’eventuale possibilità di un cambio di proprietà. Gli inquirenti stanno verificando la natura di queste informazioni, la loro provenienza e i rapporti tra le persone coinvolte.
È però fondamentale ricordare che ci troviamo nella fase delle indagini preliminari. Le ipotesi investigative dovranno essere sottoposte a verifiche e non possono essere considerate come responsabilità già accertate. Saranno gli sviluppi dell’inchiesta e, eventualmente, il percorso giudiziario a stabilire se siano state commesse violazioni della legge.
Il nodo delle informazioni sulla possibile cessione
Uno degli aspetti più delicati riguarda le indiscrezioni relative a una possibile vendita della Lazio e all’interesse di alcuni potenziali investitori. La questione assume particolare rilevanza anche perché la società biancoceleste è quotata in Borsa.
L’attività investigativa punta quindi a comprendere se determinate notizie siano state diffuse in modo artificioso o se abbiano avuto caratteristiche tali da poter incidere sull’andamento del titolo. Anche in questo caso, tuttavia, occorre distinguere con attenzione tra una ricostruzione investigativa e un fatto definitivamente accertato.
L’acquisizione di documenti, comunicazioni e altri elementi serve proprio a verificare la fondatezza delle ipotesi formulate dagli inquirenti.
La protesta dei tifosi e il rischio di confondere piani diversi
Parallelamente all’inchiesta giudiziaria resta aperto il problema del rapporto tra la proprietà e una parte importante della tifoseria. Le contestazioni contro Lotito non sono nate con le recenti vicende giudiziarie, ma rappresentano il risultato di una frattura che si è progressivamente consolidata.
Striscioni, cori, manifestazioni e iniziative di protesta appartengono al terreno del dissenso, purché naturalmente siano esercitati nel rispetto della legge. Allo stesso modo, la decisione di non sottoscrivere un abbonamento o di manifestare il proprio disappunto nei confronti della gestione societaria non può essere automaticamente collegata alle condotte oggetto dell’inchiesta.
Questo rappresenta uno dei passaggi più importanti dell’intera vicenda: eventuali comportamenti penalmente rilevanti devono essere valutati individualmente e sulla base di prove concrete, senza trasformare la protesta di una tifoseria in un’unica vicenda giudiziaria.
Lotito sceglie la strada giudiziaria
La decisione del presidente Lotito di rivolgersi alla magistratura costituisce una precisa scelta societaria e personale. Chi ritiene di essere stato danneggiato da comportamenti illegittimi ha naturalmente il diritto di chiedere alle autorità competenti di accertare quanto accaduto.
Questa scelta, però, si inserisce in un ambiente già profondamente diviso. Una parte della tifoseria potrebbe percepire l’iniziativa come un ulteriore elemento di distanza rispetto alla proprietà, mentre la società ha il diritto di tutelarsi qualora ritenga che siano stati superati determinati limiti.
Il punto centrale sarà quindi evitare che la contrapposizione finisca per coinvolgere indistintamente tutte le componenti del mondo Lazio.
Squadra e allenatore rischiano di trovarsi nel mezzo
A pagare le conseguenze di un clima così teso potrebbero essere soprattutto le componenti sportive. Calciatori, allenatore e direttore sportivo sono chiamati quotidianamente a concentrarsi sul campo, ma inevitabilmente operano all’interno di un contesto condizionato dalle vicende societarie.
La squadra ha bisogno del sostegno del pubblico e di un ambiente il più possibile compatto. Dall’altra parte, una parte della tifoseria manifesta da tempo il desiderio di un cambiamento e di una gestione nella quale possa nuovamente riconoscersi.
Questa contraddizione rischia di produrre una situazione particolarmente complicata: la squadra può chiedere vicinanza ai propri sostenitori mentre il rapporto tra questi ultimi e la proprietà continua a deteriorarsi.
Una frattura che va oltre il campo
L’aspetto più significativo della vicenda non riguarda soltanto l’inchiesta. Sullo sfondo rimane infatti una frattura profonda tra una parte della tifoseria e la gestione della società.
La distanza accumulata negli anni ha trasformato la contestazione in qualcosa di strutturale. Lo dimostrano le iniziative organizzate dai sostenitori e le scelte compiute da una parte del pubblico per manifestare il proprio dissenso.
Il procedimento giudiziario dovrà seguire il proprio percorso, sulla base degli elementi raccolti e delle verifiche effettuate dalla magistratura. Parallelamente, però, il club dovrà affrontare un problema differente: ricostruire un rapporto con il proprio ambiente.
Il futuro della Lazio passa anche dal rapporto con i tifosi
In questo momento esistono dunque due piani distinti. Da una parte c’è l’inchiesta, che dovrà stabilire se le ipotesi formulate dagli investigatori trovino conferme concrete. Dall’altra c’è la situazione ambientale, con una frattura tra proprietà e parte della tifoseria che non può essere risolta attraverso un’indagine giudiziaria.
La Lazio dovrà continuare a lavorare sul campo mentre fuori dal terreno di gioco proseguiranno confronti, contestazioni e accertamenti.
La vera sfida sarà impedire che questi due mondi finiscano per sovrapporsi. Eventuali responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle sedi competenti, mentre il dissenso sportivo e societario dovrà essere valutato per quello che rappresenta.
Nel frattempo, squadra e allenatore rimangono nel mezzo di una situazione estremamente delicata. Il loro compito sarà provare a mantenere il focus sul calcio, cercando di non farsi travolgere da una vicenda che coinvolge direttamente la società e che rischia di aumentare ulteriormente la distanza tra il club e una parte del suo popolo.
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Lazio, la fascia sinistra è il motore dell’attacco: da lì nasce l’80% delle occasioni
C’è una costante che emerge con grande chiarezza dall’inizio della stagione della Lazio: la maggior parte della produzione offensiva passa dalla fascia sinistra.
I dati relativi alle occasioni create evidenziano infatti una netta prevalenza del gioco sviluppato su quel lato del campo, diventato di fatto il principale punto di riferimento della manovra biancoceleste.
La squadra sta trovando con continuità soluzioni proprio sulla corsia mancina, dove movimento, qualità e capacità di creare superiorità stanno permettendo alla Lazio di costruire gran parte delle proprie azioni pericolose. Una tendenza che non sembra limitata a una singola partita, ma che si è ripetuta in diverse gare disputate finora.
Numeri impressionanti: 16 occasioni su 20 arrivano da sinistra
Secondo quanto evidenziato dal Messaggero, nessun’altra squadra in Italia avrebbe prodotto una percentuale così elevata di occasioni partendo dalla fascia sinistra. Il dato della Lazio è particolarmente significativo: l’80% delle palle gol create è arrivato da quella zona del terreno di gioco.
Tradotto in numeri, significa che 16 delle 20 occasioni complessive costruite dai biancocelesti sono nate dalla corsia mancina. Un dato che fotografa perfettamente la direzione presa dalla squadra nella costruzione della fase offensiva.
La tendenza è emersa contro diversi avversari, dal Milan fino a Mantova, Bologna, Genoa e Udinese. Anche nelle partite più recenti, dunque, la Lazio di Gattuso ha continuato a trovare nella fascia sinistra il proprio canale privilegiato per mettere in difficoltà le difese.
Poche eccezioni dall’altra parte del campo
Le occasioni costruite lontano dalla corsia mancina rappresentano una netta minoranza. Tra queste figurano la chance avuta da Doekhi contro il Genoa, il palo colpito da Zaccagni a Udine, il gol realizzato da Frattesi a Bologna e la conclusione mancina di Noslin contro il Milan.
Numeri che raccontano anche un’altra caratteristica dell’avvio di stagione: il contributo offensivo dei centravanti di ruolo non è ancora arrivato in maniera concreta. La Lazio non trova infatti un gol da una punta centrale da quasi un anno e, in attesa di invertire questa tendenza, continua a cercare soluzioni soprattutto attraverso gli esterni.
La fascia destra deve ancora decollare
Se sulla sinistra il rendimento è già evidente, la situazione appare differente sul versante opposto. La fascia destra, complice anche l’alternanza degli interpreti e le novità nella linea difensiva, non ha ancora prodotto lo stesso impatto in fase offensiva.
La Lazio, quindi, sembra avere individuato nella corsia mancina il proprio principale motore offensivo. Per diventare una squadra più imprevedibile e completa, però, servirà probabilmente riuscire a distribuire maggiormente il gioco anche sull’altro lato del campo.
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Lazio, offerta dagli Emirati per Noslin: la risposta del club
Il mercato può essere ufficialmente chiuso in Italia, ma per la Lazio resta ancora qualche scenario da monitorare. Non tutti i campionati hanno infatti concluso le proprie operazioni e tra quelli ancora attivi c’è quello degli Emirati Arabi Uniti, che permetterà ai club di intervenire fino al 28 settembre. Ed è proprio da questa finestra ancora aperta che sarebbe arrivata una proposta per Tijjani Noslin. L’attaccante biancoceleste sarebbe finito nel mirino di una società emiratina, pronta a formulare un’offerta per portarlo via da Roma.
La notizia, riportata da Il Tempo, racconta però di una Lazio poco interessata alla soluzione prospettata. Al momento, infatti, dalle parti di Formello non ci sarebbe particolare apertura alla trattativa.
NOSLIN, LA LAZIO DICE NO AL PRESTITO
Il nodo principale riguarda soprattutto la formula. La proposta ricevuta prevederebbe un prestito con diritto di riscatto, soluzione che non sarebbe considerata abbastanza vantaggiosa dalla società biancoceleste.
La dirigenza, infatti, avrebbe intenzione di dare a Noslin l’opportunità di giocarsi le proprie carte durante la stagione. L’obiettivo sarebbe quello di permettere al giocatore di trovare maggiore continuità e aumentare il proprio valore, invece di lasciarlo partire senza la certezza di una cessione definitiva.
Per questo motivo, l’offerta arrivata dagli Emirati dovrebbe essere respinta. Una situazione che potrebbe cambiare soltanto davanti a condizioni economiche differenti e a una proposta capace di convincere la Lazio.
MERCATO APERTO: POSSIBILE RILANCIO
La porta, almeno teoricamente, non è ancora completamente chiusa. Il mercato degli Emirati Arabi rimarrà infatti aperto fino al 28 settembre e ci sarebbe dunque ancora tempo per eventuali nuovi contatti.
Un rilancio potrebbe modificare le valutazioni della società, soprattutto qualora venissero cambiate formula e condizioni economiche dell’operazione. Al momento, però, la sensazione è che la Lazio non abbia intenzione di privarsi di Noslin con un semplice prestito.
Il giocatore, salvo sorprese, dovrebbe quindi continuare la propria esperienza in biancoceleste e rimanere a disposizione di Gennaro Gattuso.
COSA SUCCEDEREBBE IN CASO DI ADDIO
Una possibile partenza di Noslin non sarebbe comunque semplice da gestire per la Lazio. Con il mercato italiano ormai concluso, la società avrebbe margini di manovra molto ridotti per sostituire immediatamente l’attaccante.
L’unica strada percorribile sarebbe quella degli svincolati, andando a individuare un giocatore senza contratto in grado di completare il reparto offensivo.
È uno scenario che, per ora, la Lazio non sembra intenzionata a prendere in considerazione. La priorità resta infatti quella di mantenere Noslin in rosa e provare a valorizzarlo nel corso della stagione.
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Cragnotti e l’appello ai tifosi della Lazio: “Tornate allo stadio e sostenete la squadra”
Sergio Cragnotti è tornato a seguire la Lazio dal vivo.
L’ex presidente biancoceleste ha assistito dagli spalti dell’Olimpico alla sfida contro il Milan, terminata 2-2, e ha avuto modo di osservare da vicino la squadra guidata da Rino Gattuso. Una presenza significativa, soprattutto considerando il particolare momento che sta attraversando il club sul fronte del rapporto tra società e tifoseria.
Intervistato da Il Messaggero, Cragnotti ha raccontato le sensazioni provate durante la partita, soffermandosi anche sull’assenza di una parte consistente del pubblico laziale. Pur senza voler prendere posizione nello scontro tra i sostenitori e Claudio Lotito, l’ex patron ha rivolto un messaggio molto chiaro alla tifoseria: secondo lui, la protesta non dovrebbe finire per penalizzare la squadra.
“Volevo vedere la Lazio dal vivo dopo averla scoperta in televisione, perché ho intuito che c’era qualcosa di diverso rispetto agli ultimi anni. E poi la grande sfida col Milan, con cui alla fine degli anni ’90 ci siamo contesi lo scudetto: era un’attrazione, così sono andato e sono rimasto anche soddisfatto, nonostante il pareggio”.
Il ricordo di uno stadio quasi vuoto
Cragnotti ha poi parlato dell’atmosfera vissuta all’Olimpico, evidenziando quanto lo abbia colpito vedere tanti spazi vuoti sugli spalti. L’ex presidente ha separato il giudizio sulla contestazione da quello relativo al sostegno alla squadra, sottolineando il valore che il pubblico laziale può avere nei momenti più delicati di una partita.
“Non voglio entrare nella questione tra i tifosi e il presidente Lotito, è una contesa che non mi interessa, quindi voglio dire la mia solo su quello che penso e che ho provato entrando in uno stadio vuoto, che addirittura sembrava San Siro in alcuni momenti. C’erano sostenitori rossoneri ovunque. Non vi nego che mi sono commosso, allo stadio, quando ho visto una mamma con un neonato in braccio tifare per i biancocelesti. Non penso quel bimbo avesse più di qualche mese, eppure lei è voluta andare all’Olimpico. Ecco, quello è un atto di fede nei confronti della Lazio e sono convinto che tutti possano farlo, nonostante la contestazione nei confronti del club”.
L’appello: prima di tutto viene la Lazio
Il punto centrale del messaggio di Cragnotti riguarda proprio il rapporto tra protesta e sostegno alla Lazio. Secondo l’ex numero uno biancoceleste, esistono altri strumenti attraverso i quali manifestare il proprio dissenso senza rinunciare alla presenza allo stadio.
“Senza alcuno spirito polemico, invito tutti a rientrare e a pensare al bene della Lazio, intesa come squadra. Anche sabato, nei momenti di difficoltà contro il Milan, la Curva e tutti gli altri settori avrebbero aiutato i giocatori a resistere, a trovare le forze per reagire ad un ciclone in arrivo. Ci sono altre forme di protesta, la squadra non può essere penalizzata in questo modo, la Nord è qualcosa di speciale quando si accende”.
Il paragone con il passato e il giudizio sulla squadra
Nel corso dell’intervista non è mancato anche un riferimento al periodo della sua presidenza. Cragnotti ha ricordato le contestazioni vissute durante la sua gestione e il rapporto particolarmente intenso con il pubblico laziale, definito esigente ma capace di incidere in maniera determinante sulle prestazioni della squadra.
“Signori? La sede di via Novaro assediata, gli elicotteri, la polizia, qualche lacrimogeno. Mia moglie mi chiamava impaurita da casa e io continuavo a non capire perché la gente non si fidasse di quello che stavo facendo. Sono sempre stati molto esigenti, diversi da tutti gli altri e in particolare da quelli romanisti, che spesso fanno sold out anche quando la loro squadra va male. I laziali sono davvero il dodicesimo uomo in campo, quando decidono di fare la differenza sono i più determinanti del nostro campionato. Ma su certe cose vanno diritti per la loro strada. Ricordo anche che impedirono a me e al presidente Sensi di fare un derby estivo, come spesso giocavano Inter e Milan a San Siro, perché non volevano aggiungere una stracittadina. Comunque spero che tornino presto perché ho visto una Lazio divertente, che può dare delle soddisfazioni anche a loro”.
L’ex presidente ha infine espresso un giudizio positivo sulla Lazio attuale, mostrando di apprezzare soprattutto l’atteggiamento della formazione di Gattuso. Per Cragnotti, rispetto al recente passato si intravedono maggiore intensità, personalità e partecipazione emotiva.
“Per me è meglio questa Lazio della precedente, la vedo anche giocare molto meglio, con più passione e trasporto. Ha carattere, il primo tempo contro il Milan mi ha impressionato per il ritmo e l’intensità. Poi è crollata, ha finito la benzina e si è consegnata ai rossoneri, che avevano cambi molto più competitivi. La squadra di Sarri, anche dal vivo contro il Como, mi aveva deluso e non ha fatto una grande stagione. Il centrocampo, con Frattesi e Taylor, ha fatto un grande salto di qualità. Penso che tornerò a vederla”.
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