Il confronto tra il presidente della Lazio Claudio Lotito e il tifo organizzato biancoceleste continua a tenere banco.
Dopo le recenti dichiarazioni del numero uno della società, è arrivata una lunga nota degli ultras, che hanno scelto di rispondere punto per punto alle accuse e alle ricostruzioni emerse negli ultimi giorni.
Il comunicato si apre con un messaggio particolarmente significativo, che richiama la lunga storia di contrapposizione tra la tifoseria e la proprietà: “2006-2026: 20 ANNI DI COMPLOTTI INESISTENTI”.
Nel documento viene poi richiamata una sentenza della Corte d’Appello di Roma dell’8 maggio 2026, indicata dal tifo organizzato come un passaggio centrale nella propria ricostruzione dei fatti.
Il riferimento alla sentenza della Corte d’Appello
Gli ultras citano ampiamente le motivazioni della sentenza e sostengono che le iniziative di protesta messe in campo negli anni rientrerebbero nell’espressione del dissenso dei tifosi.
Nel comunicato viene riportato:
“INSOMMA, SI TRATTA DI ACCESE PROTESTE E MANIFESTAZIONI DI DISSENSO CHE, TUTTAVIA, NON INTEGRANO GLIESTREMI DI UN TENTATIVO DI ESTORSIONE. DUNQUE, IL FATTO NON SUSSISTE.”
Il tifo organizzato interpreta questo passaggio come la conclusione di una vicenda giudiziaria che, a loro giudizio, avrebbe caratterizzato il rapporto con Lotito per un lungo periodo.
“SONO PASSATI 20 ANNI E LA MUSICA NON CAMBIA, STESSE DENUNCE, STESSE ACCUSE, STESSA NARRAZIONE: CHI CONTESTA NASCONDE QUALCOSA DI LOSCO.”
Le manifestazioni e la protesta allo stadio
Una parte consistente della nota è dedicata alle iniziative organizzate dalla tifoseria negli ultimi anni. Gli ultras rivendicano di aver promosso manifestazioni autorizzate e di aver mantenuto, secondo la loro ricostruzione, un comportamento pacifico.
Nel comunicato viene ricordato anche il coinvolgimento di migliaia di sostenitori nelle iniziative di protesta:
“SIAMO CRESCIUTI, ABBIAMO IMPARATO IN QUESTI 20 ANNI COME CI SI DEVE INTERFACCIARE CON QUESTO PERSONAGGIO ABBIA PORTATO IN PIAZZA 50.000 PERSONE IN TRE MANIFESTAZIONI CHIEDENDO ED OTTENENDO TUTTI I PERMESSI DELLE AUTORITÀ COMPETENTI E LO ABBIAMO FATTO IN MANIERA PIÙ CHE PACIFICA A DISPETTO DI CHI AVEVA PROFETIZZATO SCONTRI ED INCIDENTI”
La nota ripercorre inoltre le contestazioni realizzate all’interno dell’Olimpico, la scelta di rinunciare ai posti abitualmente occupati da una parte della tifoseria e l’organizzazione del sostegno alla squadra durante le trasferte.
La richiesta di chiarimenti alle istituzioni
Uno dei punti principali del documento riguarda il rapporto tra diritto di protesta e possibili conseguenze giudiziarie. Il tifo organizzato chiede alle istituzioni di indicare quali siano, concretamente, i limiti entro i quali poter manifestare il proprio dissenso nei confronti della proprietà.
La domanda è formulata direttamente nel comunicato:
“UNA COSA PERÒ ANCORA OGGI NON CI È CHIARA: COME POSSIAMO ESPRIMERE LA NOSTRA PROTESTA SENZA CHE UN MAGISTRATO REPUTI CORRETTO APRIRE UNA INDAGINE CON CONSEGUENTI PERSECUZIONI E PROVVEDIMENTI? SPIEGATECI DOVE STIAMO SBAGLIANDO? QUALI SONO I REATI CHE STIAMO COMMETTENDO?”
Il tema dei finanziamenti alle manifestazioni
Gli ultras respingono inoltre le ricostruzioni relative a presunti finanziamenti esterni alle iniziative di protesta. Nel documento si sostiene che le manifestazioni sarebbero state sostenute economicamente direttamente dalla tifoseria, attraverso diverse attività e un sistema di raccolta fondi.
“NON ABBIAMO MAI PRESO SOLDI DA NESSUNA CORDATA O BANCA, LE NOSTRE MANIFESTAZIONI SONO SEMPRE STATE AUTOFINANZIATE ATTRAVERSO LA VENDITA DI BIRRA E MAGLIETTE”
La nota precisa inoltre che, secondo quanto affermato dal gruppo, ci sarebbe a disposizione un IBAN per consentire ai sostenitori di contribuire liberamente alle spese.
L’obiettivo dichiarato della contestazione
Nel passaggio dedicato alla proprietà, il tifo organizzato chiarisce anche di non voler entrare nel merito dell’identità di eventuali futuri acquirenti della società. La posizione espressa nel comunicato riguarda invece la richiesta di un cambio di proprietà.
“A NOI NON INTERESSA ASSOLUTAMENTE CHI VUOLE ACQUISTARE LA LAZIO (PREGHIAMO AFFINCHÉ QUESTO ACCADA PRESTO!), A NOI INTERESSA UNICAMENTE CHE QUESTA PROPRIETÀ CEDA IL PASSO”
Gli ultras spiegano poi che, secondo la loro posizione, la protesta non sarebbe motivata esclusivamente dai risultati ottenuti sul terreno di gioco o dalle operazioni di mercato, ma da questioni legate al rapporto tra società, storia e tifoseria.
“Non sono i risultati sportivi ad animare la nostra protesta”
Nella parte finale del comunicato viene ribadito che il dissenso, secondo il tifo organizzato, avrebbe origini più profonde rispetto alle prestazioni della squadra.
“NON SONO I RISULTATI SPORTIVI AD ANIMARE LA NOSTRA PROTESTA, NON SONO I MERCATI IL PIÙ DELLE VOLTE FALLIMENTARI A DARCI PREOCCUPAZIONI, MA CIÒ CHE PIÙ CI HA PORTATO LONTANO DA CASA NOSTRA SONO IL MANCATO RISPETTO VERSO LA NOSTRA STORIA, LE NOSTRE TRADIZIONI E SOPRATTUTTO I NOSTRI MORTI!”
Il documento si chiude con un nuovo appello alle istituzioni, alle quali viene chiesto di chiarire quali modalità di protesta possano essere utilizzate nel rispetto delle norme.
“DITECI, PUR AVENDO SEMPRE RISPETTATO QUANTO PREVISTO DALLE LEGGI DELLA REPUBBLICA ITALIANA COME POSSIAMO DIMOSTRARE IL NOSTRO DISSENSO? IN ATTESA DI UN VOSTRO CORTESE RISCONTRO, AVANTI LAZIALI!”.