I nostri Social

News

Lazio, Pinamonti e Noslin insieme: Gattuso studia una nuova soluzione offensiva

Pubblicato

il

La pausa per gli impegni delle nazionali ha offerto a Gennaro Gattuso l’occasione per sperimentare nuove soluzioni in vista della ripresa del campionato.

Tra le idee finite sotto osservazione c’è anche quella di schierare contemporaneamente Andrea Pinamonti e Tijjani Noslin.

L’attaccante italiano e quello olandese sono stati infatti utilizzati insieme nelle recenti amichevoli disputate dalla Lazio. Una soluzione che il tecnico biancoceleste potrebbe valutare anche nelle prossime gare ufficiali, soprattutto considerando le caratteristiche differenti dei due giocatori.

Intesa già evidenziata nelle amichevoli

I primi segnali arrivati dal campo sono stati incoraggianti. Contro l’Arezzo, Pinamonti ha trovato la via del gol sfruttando proprio un suggerimento di Noslin, mentre nella sfida successiva contro la Juve Stabia entrambi sono riusciti a iscrivere il proprio nome sul tabellino dei marcatori.

Indicazioni che hanno permesso a Gattuso di approfondire una possibile convivenza tra i due attaccanti, anche se Pinamonti deve ancora raggiungere la migliore condizione fisica e, al momento, non parte davanti nelle gerarchie.

Due possibili sistemi per farli convivere

La presenza contemporanea di Pinamonti e Noslin potrebbe essere interpretata in diversi modi. Nel 4-2-3-1, Gattuso potrebbe schierare uno dei due alle spalle dell’altro, sfruttando movimenti e caratteristiche differenti per creare maggiore imprevedibilità negli ultimi metri.

Un’altra possibilità sarebbe invece quella di passare al 4-3-3, con i due giocatori impiegati più vicini e chiamati a dialogare maggiormente nella fase offensiva.

L’ipotesi Monza

La soluzione potrebbe quindi diventare una delle alternative a disposizione di Gattuso già nelle prossime giornate. La gara contro il Monza rappresenterà un’ulteriore occasione per capire se l’esperimento visto durante la sosta possa trasformarsi in una soluzione concreta.

La coppia Pinamonti-Noslin, finora mai proposta insieme dal primo minuto in campionato, rappresenta dunque una pista che lo staff biancoceleste continua a valutare. Molto dipenderà dalla condizione dell’attaccante italiano e dalle esigenze tattiche della Lazio, ma le recenti amichevoli hanno fornito a Gattuso nuovi spunti per il reparto offensivo.

News

Gattuso si racconta: “A Lotito ho detto no 2-3 volte”. E sul derby…

Pubblicato

il

Gennaro Gattuso ha parlato a tutto campo al Festival dello Sport di Trento.

L’allenatore della Lazio è stato protagonista del panel “Non mollare mai”, accompagnato dal giornalista Luigi Garlando, e ha affrontato numerosi argomenti legati alla sua carriera, al presente sulla panchina biancoceleste e alle esperienze vissute nel corso degli anni.

Dall’attualità della Lazio al rapporto con Claudio Lotito, passando per il derby, Davide Frattesi, Nuno Tavares e i ricordi del Milan dei grandi campioni: Gattuso ha ripercorso diverse tappe della propria vita calcistica, alternando analisi, aneddoti e ricordi personali.

L’ammirazione per Gasperini

Tra i primi temi affrontati c’è stato il rapporto con Gian Piero Gasperini, allenatore che Gattuso considera un punto di riferimento importante anche sul piano umano.

“Gasperini? Al di là del grandissimo allenatore che è, nei miei momenti difficili è sempre stato presente. Mi chiamò quando ero al Milan. Mi disse di tenere duro, che gli piaceva come giocavamo. È sempre stato presente. Ci somigliamo un po’, siamo caratteri forti. Con me ha sempre avuto momenti positivi. Andremo a cena insieme 100%, è un onore, Gasperini dopo Sacchi fa parte di quella categoria di allenatori… Ha portato qualcosa di nuovo. Tanti miei colleghi proviamo a fare quello che fa lui ma difficilmente ci riusciamo. Ha portato sicuramente un cambiamento”.

Derby e Monza: Gattuso predica calma

Il derby della Capitale è inevitabilmente uno degli appuntamenti più attesi, ma Gattuso preferisce mantenere alta la concentrazione sul presente. Il tecnico ha infatti invitato il gruppo a non anticipare mentalmente una partita che arriverà più avanti.

“Il derby? Quando sento i miei ragazzi parlarne, o altri tra magazzinieri o fisioterapisti, li stoppo subito. Ancora ci sono partite importanti, poi ci penseremo quando arriverà e ne parleremo. Stare davanti alla Roma? Non conta nulla. Prepariamo bene la partita con il Monza. Veniamo da una lunga sosta anomala, siamo stati a Formello con pochi giocatori di movimento. Non vedo l’ora che tornino tutti, il Monza va a mille all’ora. I miei precedenti con Juric non sono buoni, ricordo Napoli-Verona su tutti, se vincevamo arrivavamo secondi e invece siamo arrivati quinti. È stata una mazzata incredibile “.

Il pubblico e il valore dei tifosi

Un altro passaggio importante dell’intervento ha riguardato il rapporto con i tifosi. Per Gattuso la presenza del pubblico rappresenta una componente fondamentale dello spettacolo calcistico e anche un fattore capace di incidere sulle prestazioni della squadra.

“Stadio pieno? Mi manca. L’ho già detto, per me il calcio senza tifosi… Avete capito, non è calcio. I tifosi sono una componente importante nel gioco, ti incitano e ti fanno tirare fuori qualcosa di più. Giocare in uno stadio vuoto non è calcio. In questo momento stiamo soffrendo a non avere tifosi in uno stadio che ci danno una mano”.

Il rapporto con Lotito

Non poteva mancare una domanda sul presidente Claudio Lotito. Gattuso ha raccontato il rapporto costruito con il patron biancoceleste, spiegando di preferire sempre il confronto diretto alle incomprensioni.

“Lotito? È una leggenda il fatto di litigare sempre con lui. Da calciatore ho fatto qualche sciocchezza, ma da quando faccio questo mestiere difficilmente litigo. Mi piace il dialogo, si fanno le cose insieme che ci diciamo. Ho litigato poco, mi piace parlare con gente vera, che quando ci diciamo le cose le parole vengono mantenute. Non mi piace farmi prendere in giro. C’è questo rapporto con Lotito. Poi quando le cose nel quotidiano non funzionano, bisogna parlarsi. Lui è un genio, ha un’intelligenza incredibile. Poi le dinamiche di una squadra… bisogna parlarne, sennò i problemi vengono fuori dopo. Lotito ha 4-5 telefoni, e difficile da gestire (ride, ndr.). Lui è il presidente, per lui la porta è sempre aperta. Meglio che dice le cose in faccia ai giocatori, che viene al campo e parla lì. È meglio così rispetto a leggere qualcosa sui giornali”.

La scelta Lazio dopo il momento difficile

Gattuso ha poi ricordato il periodo precedente all’arrivo nella Capitale, caratterizzato da una fase complicata della sua carriera. La proposta di Lotito è arrivata in un momento nel quale il tecnico sentiva la necessità di ripartire.

“Prima della Lazio venivo da un’esperienza che mi è costata, mi ha fatto del male. La nazionale è stata una mazzata incredibile. Avevo voglia di ripartire subito, erano un po’ di anni che stavo all’estero e mi piace. Mi piace mettermi dentro culture diverse. Sono state esperienze importanti. A Lotito ho detto no 2-3 volte, stavolta ho detto sì perché era una squadra in difficoltà e pensavo che i giocatori potessero darmi qualcosa. Mi sono convinto. Siamo partiti bene, la strada è lunga. Ma sono orgoglioso dei ragazzi che stanno dando tanto”.

Il tecnico ha quindi ricordato anche le difficoltà affrontate durante il ritiro estivo a Formello e il carattere mostrato dalla squadra.

“Abbiamo fatto un ritiro a Formello, ha fatto un caldo bestiale. È stato difficilissimo. Vedere i ragazzi allenarsi in quel modo, senza mollare e senza lamentele, ho percepito che ci fosse qualcosa di speciale”.

Frattesi, il consiglio di Gattuso

Tra gli argomenti più interessanti c’è anche Davide Frattesi, giocatore che Gattuso ha avuto modo di allenare in Nazionale. Il tecnico ha spiegato di aver cercato di spingere il centrocampista a compiere una scelta importante per la propria carriera.

“Frattesi è un giocatore che ho avuto la fortuna di allenare in nazionale. Quei giorni di raduno gli ho sempre detto che doveva prendere una decisione. Per me era un giocatore importante e non doveva accontentarsi. Un giocatore particolare, che ha doti ben precise. Gli ho detto che doveva prendersi delle responsabilità. Noi potevamo fare poco sul mercato, scegliere la Lazio per lui è stato incredibile. Questo è il nostro rapporto. Sono contento che si è preso le sue responsabilità, per il rispetto della sua carriera”.

Nuno Tavares e il talento da valorizzare

Gattuso ha parlato anche di Nuno Tavares, soffermandosi sulle qualità del terzino portoghese e sulla necessità, secondo la sua visione, di pretendere sempre il massimo dai giocatori dotati di talento.

“Nuno Tavares? C’è solo uno al suoi livelli, che è Nuno Mendes. E un giocatore che ha tutto, è normale che non ha dato continuità alla sua carriera. All’inizio non è stato rosa e fiori, si okk stati momenti di tensione, non solo con lui. Io odio le persone che hanno talento e non fanno nulla per migliorarsi. Io ho fatto un percorso diverso, ero più scarso degli altri. Fatico a sopportare chi ha talento e lo butta”.

Dal Gattuso calciatore al tecnico

L’ex centrocampista ha poi ricordato il proprio carattere in campo, ammettendo di aver vissuto le partite con un’intensità particolare. Un atteggiamento che oggi, da allenatore, osserva con occhi diversi.

“Ricordo tante cose di cui non vado fiero da calciatore. Vivevo le partite con grande impeto e un’adrenalina incredibile. A volte cambio subito quando mi riguardo, non riesco a vedermi. Ho un figlio maschio che ha 19 anni, da quando è piccolo mi faceva vedere tante cose che ho fatto in campo. Era difficile spiegargli che si doveva comportare bene, ma non ero credibile (ride, ndr.). Io non vorrei un Gattuso nella mia squadra”.

L’adrenalina del calcio e la voglia di allenare

Gattuso ha spiegato anche quanto sia difficile per lui stare lontano dal campo per periodi troppo lunghi. La quotidianità del lavoro e il rapporto con i giocatori restano infatti elementi centrali della sua vita.

“Le batoste da allenatore me le sono cercate. Io sto bene a casa per uno o due mesi, poi faccio fatica. Ho avuto la fortuna di conoscere una donna speciale… Ma poi mi manca l’adrenalina, la voglia. E quindi si va. La soddisfazione più grande di questo mestiere è quando prendi un gruppo e i ragazzi migliorano”.

I ricordi del grande Milan

Nel corso dell’intervento non poteva mancare un capitolo dedicato al Milan. Gattuso ha ricordato alcuni dei campioni con cui ha condiviso lo spogliatoio e che hanno rappresentato per lui esempi fondamentali.

“Boban, Maldini, Albertini sono stati fondamentali per me. Bisognava solo osservarli e fare copia e incolla. Erano sempre coerenti, per me è stato facile, era un sogno. Non ero all’altezza di quel Milan, ma ce l’avevo dentro. Mi sono messo sotto, c’era Tassotti che mi aiutava. A Milanello c’erano le foto di tanti trofei vinti, il mio sogno era vedere una mia foto lì dentro. Ho avuto la fortuna per tanti anni di indossare quella maglia e devo ringraziare i tanti campioni e le persone speciali. Maldini non era solo il capitano, ma uno che non saltava mai un allenamento. Era un campione a 360º gradi, un campione incredibile di uno spessore imbarazzante”.

Baresi, Pato e Pirlo: altri ricordi rossoneri

Tra gli episodi ricordati da Gattuso c’è anche quello relativo al murales dedicato a Franco Baresi, un gesto che ha suscitato la sua reazione.

“Il murales di Baresi imbrattato? Tanta rabbia. Viviamo in un mondo difficile, problematico, non mi sorprendo più di nulla”.

Spazio anche a due ex compagni di squadra, Pato e Andrea Pirlo, protagonisti di aneddoti legati allo spogliatoio e alle partite.

“Pato? Giocatore incredibile, molto sfortunato. Andava troppo forte, non toccava per terra. Ha sofferto tanto. Una volta mi sono arrabbiato di brutto con lui, aveva perso dei palloni in uscita a Verona contro il Chievo. Gli ho urlato di brutto e me lo stavo mangiando dopo un gesto che mi ha fatto con la mano. Pirlo? Lui era peggio con gli scherzi, mi ha distrutto. Io sentivo tanto le partite, pretendevo che ci fosse serietà da chi i mi stava vicino. Da allenatore però sono diverso, mi piace se si distraggono un po’ i calciatori”.

Gallinari e il confronto con il basket

La conversazione ha toccato anche il basket e Danilo Gallinari, con Gattuso che ha scherzato sulla differenza fisica tra il calcio e la pallacanestro.

“Giocare con Gallinari? Sono un metro e venti, dove vado (ride, ndr.). Mi piace tanto il basket, loro sono di un altro pianeta fisicamente”.

L’aneddoto su Bierhoff

In chiusura, Gattuso ha raccontato anche un curioso aneddoto legato a Oliver Bierhoff e alle sfide aeree vissute durante la sua carriera.

“Bierhoff? Era fortissimo di testa. Io andavo su e saltavo e ne prendevo. Avevo una tecnica, mettevo il culone e non li facevo saltare. Ho preso tanti palloni di testa, ero esplosivo. Sapevo come mettermi. Toni poche volte la prendeva contro di me”.

Continua a leggere

News

Lazio, Immobile torna sull’addio: “Dispiacere doppio. Il primato? Una gioia per i tifosi”

Pubblicato

il

Ciro Immobile torna a parlare della sua esperienza con la Lazio e, soprattutto, di quel divorzio che ancora oggi rappresenta un capitolo delicato della sua carriera.

L’ex attaccante biancoceleste, intervistato dal Corriere della Sera, ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi vissuti nella Capitale, soffermandosi anche sulle modalità che hanno accompagnato la sua separazione dal club.

Immobile ha scritto pagine importanti della storia recente laziale. In otto stagioni ha collezionato oltre 300 presenze, realizzando 207 reti e conquistando tre trofei. A questi numeri si aggiungono diversi record personali e la prestigiosa Scarpa d’Oro, conquistata grazie alla straordinaria stagione realizzativa vissuta con la maglia biancoceleste.

Il rapporto con Lotito: «Tra me e lui c’è stato un rapporto padre-figlio»

Il tema dell’addio resta particolarmente sentito per Immobile, che ha spiegato il suo punto di vista sul rapporto con il presidente Claudio Lotito e sulla decisione di lasciare la Lazio.

“Mi stavano accompagnando alla porta dandomi la mano, alla fine quella stessa mano l’ho alzata io e sono andato via, ma giuro che fino alla fine tra me e Lotito c’è stato un rapporto padre-figlio. Quindi il dispiacere era doppio: ho aperto la porta, ho tolto imbarazzi. Primato in classifica? Una gioia per i tifosi. Inzaghi è l’allenatore che mi ha dato di più, dal punto di vista umano soprattutto è unico. Ci siamo frequentati anche con le famiglie.”

Parole che restituiscono il quadro di una separazione non semplice, maturata dopo un lungo percorso condiviso. L’attaccante ha sottolineato come la sua scelta sia stata anche un modo per evitare ulteriori situazioni complicate, pur mantenendo un legame umano importante con il numero uno biancoceleste.

Il legame speciale con Simone Inzaghi

Nell’intervista c’è spazio anche per Simone Inzaghi, allenatore che ha avuto un peso significativo nella carriera laziale di Immobile. Il rapporto tra i due è andato oltre il semplice binomio tra tecnico e calciatore, come testimoniano le parole dell’ex centravanti.

Inzaghi è stato infatti il tecnico con cui Immobile ha condiviso una parte fondamentale della sua esperienza alla Lazio, costruendo un’intesa che ha coinvolto anche la sfera privata e familiare.

L’affetto dei tifosi e l’ultimo saluto all’Olimpico

A distanza di tempo, l’addio alla Lazio continua a essere un argomento capace di suscitare emozioni. Uno degli aspetti più delicati per Immobile è stato proprio il mancato saluto alla tifoseria nel momento della separazione.

Un momento di riavvicinamento con il popolo laziale è però arrivato successivamente, prima di Lazio-Bologna, quando l’ex capitano è stato protagonista di un giro di campo con tanto di premiazione. In quell’occasione la Curva Nord gli ha riservato un’accoglienza speciale, dedicandogli un grande abbraccio e una coreografia interamente pensata per lui.

Una storia che resta nella memoria della Lazio

Il rapporto tra Immobile e la Lazio rimane dunque legato a numeri difficili da cancellare e a un legame profondo con l’ambiente biancoceleste. I 207 gol, i trofei e i record rappresentano soltanto una parte dell’eredità lasciata dall’attaccante.

Anche dopo il ritiro dal calcio giocato, il suo nome continua a essere indissolubilmente associato alla storia recente del club. E le parole pronunciate oggi confermano quanto quella separazione, a oltre due anni di distanza, abbia lasciato un segno importante nella memoria di Immobile e dei tifosi.

Continua a leggere

News

Lazio, la sosta è quasi finita: Gattuso prepara la sfida contro il Monza

Pubblicato

il

La pausa per gli impegni delle nazionali sta ormai per terminare e la Lazio può tornare a concentrare tutte le proprie energie sul campionato.

La squadra biancoceleste ha concluso il periodo di sosta con il pareggio per 3-3 contro la Juve Stabia, dopo il successo ottenuto nei giorni precedenti contro l’Arezzo.

Due amichevoli utili soprattutto per mantenere il ritmo e permettere allo staff di Gennaro Gattuso di valutare la condizione dei giocatori rimasti a Formello. Da domenica 11 ottobre, però, si farà nuovamente sul serio: all’Olimpico arriverà il Monza, con calcio d’inizio fissato alle ore 15.

I nazionali tornano alla base

Nei prossimi giorni il gruppo verrà progressivamente ricomposto. Gattuso attende infatti il rientro dei sette calciatori impegnati con le rispettive selezioni: Mandas, Sutalo, Provstgaard, Nuno Tavares, Frattesi, Taylor e Isaksen.

La loro disponibilità sarà valutata attentamente dallo staff, considerando anche il carico di lavoro accumulato durante la sosta. Il tecnico dovrà quindi gestire allenamenti e recuperi per arrivare alla sfida con il Monza nelle migliori condizioni possibili.

Tre giocatori verso il rientro

Alla squadra si riuniranno inoltre Marusic, Rovella e Cancellieri. I tre saranno osservati durante la settimana e proveranno a convincere Gattuso a inserirli nella lista dei convocati per l’appuntamento dell’Olimpico.

Si tratta di un passaggio importante per ampliare le possibilità di scelta dell’allenatore, soprattutto dopo una fase nella quale diversi elementi della rosa hanno dovuto fare i conti con problemi fisici.

Dele-Bashiru torna a disposizione

Tra le notizie più positive c’è il recupero di Dele-Bashiru. Il giocatore è tornato a mettere minuti nelle gambe proprio nell’amichevole disputata a Formello contro la Juve Stabia, dando così un primo segnale incoraggiante in vista della ripresa.

Il suo rientro rappresenta una soluzione in più per Gattuso, che potrà progressivamente aumentare il minutaggio del centrocampista e riportarlo verso la piena condizione.

Cataldi e Gudmundsson, tempi diversi

Dovrà invece attendere ancora Danilo Cataldi. Il centrocampista punta a tornare tra i convocati più avanti, con l’obiettivo di essere disponibile per la trasferta di Torino contro la Juventus.

Resta da monitorare anche la situazione di Gudmundsson. L’attaccante è attualmente indisponibile e Gattuso ha espresso la speranza di poterlo riavere prima delle tempistiche inizialmente ipotizzate.

“Speriamo di recuperarlo il prima possibile, spero sarà molto meno di due mesi di cui si parla”, ha dichiarato l’allenatore biancoceleste.

Il Monza è già nel mirino

Con la sosta ormai agli sgoccioli, la Lazio si prepara dunque a voltare pagina. La settimana che conduce alla gara con il Monza servirà a Gattuso per ritrovare tutti i nazionali, verificare le condizioni degli acciaccati e definire le scelte di formazione.

Dopo le amichevoli, il lavoro torna a essere finalizzato ai tre punti: l’obiettivo è arrivare all’11 ottobre con una squadra pronta a ripartire nel migliore dei modi davanti al proprio pubblico.

Continua a leggere

Articoli in Trend