Questione razzismo, ci risiamo: come al solito si usano due pesi e due misure

Siamo un paese con tante storture ed è evidente che ci sia un problema, magari meno serio di altri, su questo non ci sono dubbi, ma comunque la questione esiste ed è importante segnalarla. C’è una prostituzione intellettuale vergognosa che risiede in tante, troppe, redazioni e che non permette di usufruire di un’informazione degna. Prendiamo la questione razzismo nello sport. Ricordate quanto accaduto dopo Milan-Lazio? Lo sdegno per i cori dedicati a Bakayoko. Ecco. Il razzismo, a quanto pare, è una piaga da combattere a seconda di chi se ne macchia. Non è una battaglia vera, reale, sentita, è uno strumento utilizzato per colpire alcuni bersagli. Sempre gli stessi. Perché se così non fosse oggi staremmo ascoltando la stessa indignazione per gli ululati rivolti a Duncan dai tifosi della Roma nella sfida contro il Sassuolo. Invece no. Quindi o Bakayoko ha molti amici nelle redazioni pronti a difenderlo, oppure il razzismo diventa un problema solo se a macchiarsene sono i tifosi della Lazio. Mentre quelli della Roma evidentemente fanno il verso della scimmia per goliardia, come erano goliardiche le puncicate che mandavano in ospedale i tifosi avversari. Saremo malati, forse, ci dovremmo far curare probabilmente, ma intanto preferiamo denunciare questa vergognosa disparità. E il silenzio che oggi regna intorno agli ululati rivolti a Duncan. Un silenzio che diventa amplificatore di razzismo. E pensare che la stagione scorsa, proprio per alcuni ululati rivolti a Duncan, la curva nord venne chiusa per due turni. Questo perché a creare il caso è sempre la stampa e la stampa decide chi è razzista e chi no. Decide chi deve essere punito o meno. Decide chi può e chi no. Indigna questa disparità di trattamento, anche perché l’argomento è serio e meriterebbe tutt’altra capacità di analisi e di denuncia. Invece, con le sciarpette al collo, le redazioni decidono che solo alcuni ululati sono punibili e condannabili. Una vergogna che intacca profondamente la reputazioni di un’intera tifoseria sulla quale si vomitano sempre e comunque generalizzazioni indegne. Mentre un’altra viene protetta in modo costante.

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