Traduzioni errate, pressioni su Inzaghi e obiettivi da dichiarare: la Lazio naviga controcorrente

Pressione su Inzaghi conclamata. Lazio convinta di aver allestito una rosa da Champions e pronta a scaricare il fardello del fallimento su Inzaghi in caso di mancato piazzamento tra le prime quattro. Il senso di alcuni articoli, apparsi oggi sui quotidiani romani, è questo. Su cosa si basa questa notizia? Si basa sulle dichiarazioni di Igli Tare, direttore sportivo biancoceleste, alla testata tedesca “Sport1.de” (in basso trovate il testo originale). Il giornalista chiede a Tare del campionato italiano, del momento della Serie A e poi una domanda tocca pure l’argomento principe. Tare esordisce così: “Siamo riusciti a mantenere la rosa quasi intatta e aggiunto cinque sei acquisti di buon livello. Sono convinto che potremo avere un ruolo interessante”. Il giornalista insiste: “La Lazio è pronta per il prossimo passo?” (alludendo addirittura alla possibilità di vincere il campionato ndr). Il direttore risponde: “Non dobbiamo parlare subito di titolo. Dobbiamo vedere come si sviluppa la squadra, come si integreranno i sei nuovi acquisti. Vogliamo entrare nei primi quattro-cinque posti. La qualificazione alla Champions è un obiettivo realizzabile, non ci nasconderemo”. Dichiarazioni ovvie, già espresse da Tare in conferenza stampa. La Lazio vuole giocarsi le sue carte per la Champions, vuole farlo senza rimpianti (vedi alla voce arbitraggi) e misurare la sua forza in un campionato competitivo. Nessuna pressione particolare su Inzaghi, nessuna ipotesi di fallimento prospettata dal club al proprio tecnico.

Ma dove nasce, allora, quella notizia riferita dai giornali romani? Da alcune dichiarazioni riportate in maniera erronea, modificate dalla traduzione tedesco-italiano: “Certo che la Lazio è pronta al salto di qualità, bisognerebbe parlare subito di obiettivi. Dobbiamo vedere come si sviluppa la squadra e come i nuovi riusciranno a integrarsi. Siamo fiduciosi, possiamo arrivare tra le prime quattro. La qualificazione per la Champions League è un traguardo reale, possiamo centrarlo”. Il senso è simile, ma c’è una differenza sostanziale. Tare, in realtà, non parla mai di “obiettivi da dichiarare subito” e di “Lazio pronta al salto di qualità”. Probabilmente in cuor suo lo crede, ma non ha mai fatto dichiarazioni in pubblico di simile portata. Anzi predica calma. “Vediamo come si integrano i nuovi, vediamo come si sviluppa la squadra”. Dà tempo a Inzaghi, gli dà la possibilità di amalgamare la sua nuova Lazio, di renderla macchina pronta a far girare a pieno il suo motore. Leggere di “patata bollente in mano a Inzaghi” è una forzatura. La Lazio non ha alcuna intenzione di mettere pressione su Simone Inzaghi, sarebbe un autogol, un farsi del male da soli. Tare e Inzaghi hanno un rapporto schietto, fraterno, parlano più volte al giorno, sono sempre in contatto e non è certo nello stile del Ds mandare messaggi a mezzo stampa al proprio tecnico. La Lazio sogna la Champions, è convinta di essersi rinforzata rispetto allo scorso anno, ma è conscia che anche altri club hanno operato una importante campagna di rafforzamento e quindi pretendere la Champions sarebbe irrealistico. Si può lottare per la Champions, ambire alla Champions. Non pretenderla.

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Anche perché le variabili in un campionato sono tante, imprevedibili, potenzialmente rivoluzionarie di valore e classifiche (rivedi voce arbitri. Ma non solo). Tare lo sa, sa quali sono le dinamiche di questo sport, lo vive da oltre 20 anni. Tiene troppo alla Lazio per volerla esporre all’appetito famelico di chi vorrebbe mangiarsela, di chi non la vorrebbe mai vedere realizzare i propri sogni. Vuole il bene della Lazio e quindi anche quello di Inzaghi. Come lui tutti dentro Formello e dentro Villa San Sebastiano. Soprattutto, nonostante la telefonata Lotito-Inzaghi abbia dato un assist d’oro a chi vuole destabilizzare l’ambiente, la Lazio non ha alcuna intenzione di mettere in discussione Inzaghi. Tra Lotito e Simone il rapporto è buono, basterebbe conoscere un minimo Lotito per interpretare toni e contenuto di quella telefonata: “Lotito è un sanguigno, cinque minuti prima urla e dopo cinque ti abbraccia”, ha dichiarato ieri Arturo Diaconale. Uno che il presidente della Lazio lo conosce abbastanza bene. Ci sono confronti, faccia a faccia. Anche duri. Lotito e Inzaghi hanno caratteri forti, non le mandano a dire, non hanno paura di dirsi le cose in faccia. Ma non c’è malumore tra le parti, nessuna rottura. Si rema tutti nella stessa direzione. Controcorrente forse, contro il flusso che alcuni vogliono dare al fiume della stagione. Ma uniti. Tutti. Tare compreso.

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