Procura Figc, quanta solerzia quando si tratta di Lazio…

La Digos indaga e identifica i responsabili dei volantini, la Procura Figc apre un’inchiesta e il direttore generale della Federcalcio, Michele Uva, assicura: “Ci saranno conseguenze disciplinari”. Quei volantini, ormai famigerati, sono stati un autogol, un gesto divisivo, un assist a chi non vedeva l’ora di spalare fango sulla Lazio e quindi dovevano essere evitati. Ma, come sempre, quando si tratta di vicende di casa Lazio, la mano dei pm federali è sempre veloce, puntuale; da Palazzi a Pecoraro. Poco è cambiato. Scatta celere la mannaia che si abbatte sulla testa di una Lazio già condannata dai media e dal loro tribunale senza appello. Articoli deliranti, col solito vizio della generalizzazione, che danno il via e lo stimolo a procedere a una giustizia sportiva che non vedeva l’ora di buttarsi nella mischia e azzannare l’aquila ferita. Il protagonista è lui: il procuratore federale, Giuseppe Pecoraro, colui che si confessò tifoso del Napoli da Marzullo, schierarndosi apertamente per gli azzurri nella corsa scudetto della scorsa stagione, perdendo così in un sol colpo credibilità e obiettività. Senza dimenticare la quantomeno confusa gestione dell’inchiesta sul caso biglietti-Juve-criminalità organizzata: con un’intercettazione telefonica attribuita ad Andrea Agnelli, seguente marcia indietro e scarico di responsabilità sul pm ordinario. Un gesto che creò non poca irritazione tra i membri della Procura di Torino che portava avanti un’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Piemonte. Insomma, in un Paese normale, Pecoraro sarebbe già stato rimosso dal suo incarico. E invece no.

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Pecoraro è ancora lì e ora è di nuovo la Lazio a entrare nel suo mirino. Come accadde per il caso adesivi, quando chiese due turni a porte chiuse pr il club biancoceleste, salvo poi non essere assecondato dal Tribunale Figc e nemmeno -dopo il ricorso- dalla Corte d’Appello Federale. Ora Pecoraro si muove di nuovo e chissà quali saranno le richieste: una multa? La chiusura della Curva Nord (così sì che le donne potranno entrare…)? Si vedrà. Ma la solerzia con cui si indaga e si arriva a richieste di condanna quando si tratta di Lazio fa riflettere. E ci si chiede come mai, la Procura Figc sia immobile, ferma, se alcuni club riescono a mettere a bilancio plusvalenze da 36,5 milioni di € cedendo sei calciatori che, insieme, sommano ZERO presenze in Serie A. Sì, avete letto bene, zero presenze. Nemmeno un minuto. Nulla. O altri che, sempre a uno stesso club compratore, vendevano ragazzini della Primavera per un valore totale di 16 milioni. Argomenti poco interessanti per la Procura. Per nulla meritevoli d’attenzione. Chissà come mai. Forse perché quei club non si chiamano Lazio. Altrimenti...

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