Cosa ci ha detto Lazio-Napoli

Esordio amaro, esordio pure poco fortunato. La Lazio di Inzaghi perde, si ferma al palo di Acerbi al minuto 91′ che poteva dare un punto e pure bel po’ di morale, perché preso contro una squadra forte, una squadra che ancora trae linfa dai metodi di Sarri e sta acquisendo concretezza e mentalità tipiche di Ancelotti. La Lazio ha giocato una mezzora da grande squadra: corta, compatta, aggressiva. Parolo marcava Koulibaly e toglieva una fonte di gioco, gli esterni erano aggressivi e toglievano profondità a Insigne e Callejon, Badelj dominava il confronto con Hamsik. Poi il gol di Immobile e di nuovo la luce che se ne va. Come contro il Salisburgo, contro la Roma all’andata, contro il Napoli al San Paolo, contro l’Inter. Un limite che la Lazio deve correggere se vuole ambire alla Champions. La Lazio si è persa ancora in un bicchier d’acqua, ha lasciato che gli altri si prendessero la partita, senza reagire. E’ un blocco mentale. Inzaghi lo sa, la società anche: Il mercato voleva lavorare pure su questo. Per ora i risultati non si sono visti. Ma siamo al 19 agosto e sono passati 90′. C’è tempo e modo per mettersi in carreggiata.

CONDIZIONE FISICA DEI BIG – Limiti mentali, ma pure fisici. La Lazio di ieri era ancora imballata, gambe pesanti e poco ossigeno a irrorare muscoli e cervello. Luis Alberto e Milinkovic erano le controfigure di quelli ammirati lo scorso anno. Il serbo ha perso quasi tutti i contrasti, ha usato sempre il fioretto, anche quando serviva la sciabola e lo spostamento di Zielinski dieci metri più avanti, messo in atto da Ancelotti intorno al 30′, lo ha mandato in bambola, facendogli perdere misure e tempi. Luis Alberto era lento, annebbiato, prevedibile. Tutto quello che, invece, non era stato nella passata stagione. Il tiro sbilenco -su assist di Immobile- da posizione ottimale, che manda all’aria la prima chance per l’1-0, è il manifesto della sua partita. Se vengono a mancare i due uomini di maggior qualità, oltre a quello di maggior sostanza e personalità (Leiva) e l’esterno sinistro titolare, si può andare in crisi. Soprattutto contro il Napoli.

MODULO – Il 3-5-1-1, inoltre, ha bisogno di esterni che interpretino bene le due fasi, o che almeno ne facciano al meglio una delle due, ieri la Lazio non aveva esterni in grado di reggere la partita. Marusic ha giocato una delle sue peggiori partite da quando è alla Lazio: nullo in fase offensiva, deleterio in quella difensiva (dov’era sul gol di Insigne?). Caceres, costretto a sinistra e sul suo piede debole, non riusciva a spingere e non aveva ossigeno (avendo cominciato la preparazione due settimane dopo gli altri) per essere lucido in copertura, tanto da perdersi ingenuamente Callejon in occasione dell’1-1. Il rientro di Lulic è manna dal cielo. Anche le mezzali erano in difficoltà: di Milinkovic abbiamo detto, Parolo ha retto fino al 60′, poi è crollato, sfiancato da una doppia fase fin lì quasi perfetta. Tanto che Inzaghi ha cambiato, passando al 4-4-2. La difesa a quattro può essere una variante, da quel momento la Lazio ha ripreso le misure e giocato con più convinzione. 4-3-1-2 o 4-3-2-1 possono essere alternative da studiare.

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UP – La Lazio ha trovato un ottimo Acerbi. Ha sfiorato il gol, ha lanciato Immobile per l’1-0, ha comandato la difesa, si è fatto sentire spesso, ha ormai la fiducia dei compagni, lo reputano già la loro guida. L’ex Sassuolo ha perso Milik sul gol del pari, vero, ma lì l’errore è di Radu (tiene in gioco lo spagnolo). Acerbi, insieme a Luiz Felipe e Caceres, era scattato avanti per mettere in offside Callejon, una volta capita l’intenzione di Insigne di premiare il taglio del compagno. Una volta fatti quei due passi avanti, riprendere Milik era impossibile. Finché ha retto, molto bene anche Badelj. Il croato ha esperienza, qualità, idee e geometrie. Fino al 30′ ha dominato il centrocampo, ogni pallone passava dai sui piedi, dettava gioco e ritmi. Simile a Biglia più che a Leiva nella sua maniera di gestire quella zona di campo. Poi le fatiche di una preparazione iniziata due settima fa si sono fatte sentire e il croato ha perso la Trebisonda. Ma il suo impatto è comunque positivo, ha fatto vedere di essere leader, di saper reggere il centrocampo, una coppia con Leiva potrebbe essere soluzione da tenere in grande considerazione. Immobile è una certezza. Il gol è una meraviglia, uno dei più belli visti all’Olimpico negli ultimi anni. Ciro non è solo gol: ha lavorato sui primi portatori del Napoli, ha dato profondità, ha retto l’attacco da solo, mal supportato da Luis Alberto.

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FIDUCIA – La Lazio ha qualità, ha perso -è vero- ma non ha sfigurato. Il Napoli è più forte, inutile girarci intorno, il gap nello scorso anno era ampio, 20 punti in classifica e un parziale di 8-2 nelle due sfide; eppure la sensazione, nonostante il ko, è di uno scarto ridotto tra le due formazioni. La Lazio ha giocato una prima mezzora splendida, poi ha pagato una forma fisica approssimativa. Non è un alibi, ma una constatazione. Su questo Inzaghi e il suo staff devono lavorare. Ma la Lazio, quando troverà la condizione nei suoi uomini migliori, potrà recitare un ruolo importante. La Juve non è l’avversario ideale per ripartire, il calendario non è stato clemente, l’ansia da zero punti dopo due giornata ha contagiato molti tifosi. Ma contro i bianconeri -lo scorso anno- la Lazio ha sfoderato tre grandi prestazioni ed è stata l’unica squadra in Europa a battere due volte la Vecchia Signora. Un caso? No. La Lazio era forte, lo è ancora. Niente drammi. Si ripartirà, magari già sabato: la Lazio ha dimostrato in passato di avere la forza per farlo. Pazienza, fiducia e amore. Inzaghi e i suoi ragazzi lo meritano.

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