La Lazio, gli incompetenti sciacalli e i traditori

Sono andati dietro a dei presunti insider nell’inventata trattativa Milinkovic-Milan: non avevano alcuna conferma diretta, ma la paura del buco era talmente forte da averli indotti a credere alle panzane di qualche buontempone social. Già questo dovrebbe dare la dimensione delle condizioni in cui versa il giornalismo sportivo italiano. Oggi. Gente senza arte né parte, incompetenti totali rispetto alla materia che trattano, spesso anche poco istruiti. Quindi non vi prendete troppa pena se questi ignorano la Lazio sistematicamente. Lo fanno perché ci sopportano poco, spesso per convinzioni politiche idiote (Laziali=fasci), per fede calcistica opposta, per antipatia verso chi siede alla presidenza. Un personaggio, Lotito, visto come fumo negli occhi dai riformisti del nostro pallone. Riformisti solo a parole. Ovvio. La guerra è aperta, continua, non conosce soste. Il caso adesivi, il silenzio di fronte ai ripetuti furti dello scorso anno, presunte alleanze tra hooligans per colpire la Roma dopo la vergogna Cox (strategicamente taciuta), la destabilizzante campagna su Milinkovic che – avessimo dato retta a buona parte della stampa sportiva italiana- oggi giocherebbe in almeno quattro squadre diverse. Solo per citare i casi più recenti. La Lazio si colpisce in diversi modi. Nel calciomercato, per esempio, la Lazio si ignora quando compra, diventa rilevante quando c’è da sottolinearne qualche cessione. Avete fatto caso a quanto siano, tutto d’un tratto, diventati forti i vari Keita, De Vrij, Anderson. Giocatori che, in biancoceleste, venivano considerati poco più che dei mestieranti e oggi diventano giocatori di rilievo assoluto. Si chiama asservimento. Si chiama essere servi. Quella condizione che ti spinge a pubblicare una notizia, su assist di una società, del passaggio di un giocatore da una squadra all’altra, a una settimana da una sfida decisiva per la Champions League. E per la sopravvivenza economica di uno dei due club in questione. La Lazio oggi, nelle griglie di partenza, è sempre collocata tra il sesto e il settimo posto. Comunque un passo avanti rispetto alla settima-ottava piazza di un anno fa. Peccato che la Lazio, lo scorso anno, con arbitraggi normali, sarebbe arrivata terza, alla soglia degli 80 punti, battendo la Juventus due volte, essendo il miglior attacco e avendo tra le proprie fila il capocannoniere della Serie A e dell’Europa League. Bazzecole per i super intenditori con la penna in mano. Quelli che la “Nazionale non può ripartire da Immobile”. Ciro che era stato il miglior realizzatore nella fase di qualificazione al Mondiale. C’è poi chi, invece, in un pezzo di presentazione del campionato, la Lazio la ignora completamente. Ma sì, chi saranno mai questi scemi qui. Impuniti che si sono tenuti pure i giocatori migliori e non li hanno svenduti a noi con le strisce sulle maglie. Colpa anche di un ambiente diviso, che ha dato credito a personaggi mediocri (parola a loro tanto cara), alimentati da rancore e risentimento, gente che si è spesa per anni cercando di svuotare lo stadio, cercando di lasciare sola Lazio, nascondendosi sotto l’ombrello Lotito. Gente che ha capito la volubilità dell’ambiente e ha cavalcato l’onda, gente che ancora oggi semina quotidianamente zizzania. Personaggi che non ne azzeccano una da decenni, che si alimentano del torbido e della polemica fine a stessa. Se oggi la Lazio è vittima di questo sciacallaggio mediatico, se è ignorata o peggio ancora tartassata, è anche colpa di chi ha deciso che valeva la pena abbandonarla. Tradendo un ideale antico 118 anni.

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1 Comment on "La Lazio, gli incompetenti sciacalli e i traditori"

  1. astronomer65 | 18/08/2018 at 15:13 | Rispondi

    grandi come al solito! Adesso però bisogna che vi facciate conoscere!

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