Trattative fantastiche e dove trovarle… Su Twitter

I social in generale, Twitter nello specifico quando si parla di calciomercato, sono un posto surreale. Surreale nella sua accezione pura, cioè quello di posto in cui le forme prodotte dal subconscio si esplicitano fuori da ogni controllo. Quel luogo oscuro dove il germe del sogno può avvelenare l’anima e renderla debole e priva di difesa al risveglio. Come sosteneva D’Annunzio. Illusioni, dunque, più che sogni. L’illusione creata per ingannare, per attirare su di sé luci altrimenti mai accese, luci che il calciomercato purtroppo offre, essendo appunto fiera di miraggi spesso spacciati come solide realtà. I social, durante il periodo di mercato, diventano serbatoio di cialtroni in cerca di notorietà, di sbarbati con le mani impiastricciate chissà di cosa e con i brufoli sul viso che si improvvisano insider, in contatto con qualche fonte vicina a un club; di poco educati laureati che danno dettagli di trattative inesistenti e se criticati si spendono nel più becero sessimo. Gente che, una volta capito di aver imboccato una strada senza uscita, una pista senza ostacoli verso una terribile cantonata, sparisce o corre ai ripari dicendo: “Comunque fiero di aver raccontato la verità”. Come se ne fossero depositari. Eppure la loro verità, la realtà creata dalle loro fonti, è una realtà inesistente. Un mondo immaginario, come quello dei maghi di Harry Potter. Per carità, c’è anche chi è davvero convinto che Hogwarts esista e che un giorno farà lezione di pozioni col professor Piton, ma almeno queste persone evitano di stracciarci gli zebedei con cinguettii continui e pure un po’ spocchiosi. “Voi non sapete chi sono io, non avete idea di con chi sto parlando, quale sia la levatura della mia fonte”. Scarsa. A quanto pare. Milinkovic e il Milan non sono MAI stati vicini, Milinkovic non è mai stato davvero a un passo dal diventare un giocatore di un’altra squadra. Tantomeno di un club disposto a prenderlo solo in prestito con diritto di riscatto. Lotito vende solo a titolo definitivo e per una cifra di almeno 140 milioni. Questo è. Questo è sempre stato. Niente prestiti, niente contropartite tecniche. Se il Milan, il prossimo anno, si presenterà con un assegno simile e con una formula da club non sotto vincoli Uefa, allora se ne riparlerà. Sempre che possano bastare quei soldi. Il gioco messo in atto da qualcuno su Twitter -e che ha portato all’amo una nutrita folla di poveri ingenui- è stato solo un gioco. Appunto. Un gioco che, però, ha coinvolto una società quotata in borsa. Una società che avrà anche un flottante “da mercato delle zucchine”, ma che è pur sempre una società quotata e che fattura milioni di euro, una società che rischia di subire danni patrimoniali se destablizzata da voci simili. Soprattutto se certe voci arrivano da giornali autorevoli. Giornali che dovebbero nutrirsi di notizie e non di voci. La differenza qual è? Le notizie nascono come indiscrezioni, ma poi -dopo diverse verifiche- diventano ciò che dovremmo leggere. Se un giornalista riporta una notizia che “non ha avuto modo di verificare” fa molto male il suo mestiere. Verificare le voci che arrivano è decisivo per chi fa questo mestiere. Ogni parte in causa in questa trattativa, se interpellata a riguardo, avrebbe smentito. Ma non smentite di rito. Smentite secche, credibili, supportate da evidenze tecniche ed economiche. Eppure si è preferito andare oltre, si si è deciso di cavalcare l’onda social, rischiando di creare un danno alla Lazio. Ma alla fine è solo la Lazio no? Chissenefrega. Vuoi mettere i click che portano i tanti tifosi del Milan? Siamo sempre lì. La Lazio può essere oggetto di ogni tipo di atteggiamento mediati. Trattative immaginarie e dove trovarle. Sempre per rimanere in tema J.K.Rowling. Pensate davvero che se Milinkovic fosse stato sul punto di essere ceduto, così vicino al passare altrove, Inzaghi lo avrebbe provato per TUTTA la settimana nel blocco dei titolari che affronterà il Napoli? Oppure si sarebbe focalizzato su soluzioni alternative? Saremmo stati di fronte a un masochista. E Inzaghi non lo è. Masochista. Anzi è uomo molto concreto. E in questo momento, c’è da giurarci, pure molto felice. Anche perché non legge Twitter.

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