Presi male

Un tifoso del Milan commenta sotto un tweet in cui un sito di quelli che si occupa di calciomercato parla di un possibile interesse di un giocatore laziale (Milinkovic-Savic) per il progetto milanista. Un interesse del tutto congetturato. Il commento del milanista, un po’ troll, recita “da laziale spero che questo giocatore vada al Milan, perché zingari di merda nella mia squadra non li voglio“. Subito alcuni utenti Laziali si affrettano ad esternare disgusto per il commento in questione, oltre che lo spacciarsi da parte del troll per un tifoso di quella che non è la sua squadra. “Certo che siete proprio presi male! Chissà che danno d’immagine vi ho fatto!”, si difende. Il troll milanista non si rende conto. Eppure basterebbe leggere qualche libro, nella vita, per imparare a mettersi nei panni degli altri. Sì, è vero: un tweet da solo non reca alcun danno di immagine. Ma il laziale, da sempre, e ancor di più negli ultimi tempi, si sente bersagliato, accerchiato. Qualcuno, con estrema lucidità, gli risponde: “Lasciaci le nostre nevrosi, ce le siamo conquistate sul campo”. Mesi di biasimo, per cinque figurine attaccate da 10 persone, come successo in tante altre tifoserie italiane: solo che nel loro caso tutto è sempre passato sotto silenzio. Risonanza mediatica inaudita per cori vergognosi, ululati razzisti, che sono pane quotidiano per il 90% delle curve italiane. E come al solito si tratta di una sparuta minoranza, che nell’opinione pubblica diventa rappresentativa di centinaia di migliaia di persone, le quali non hanno alcun modo di dissociarsi, se non nel loro privato, nel loro piccolo, in un tweet, in un post di Facebook, con gli amici. Ho molti amici che non tifano, non seguono il calcio, non s’interessano di sport. Il giorno dopo il derby di ritorno della scorsa stagione tutti a dirmi: ma c’eri anche tu a cantare i cori su Anna Frank? No, non c’ero. Nessun laziale c’era, a cantare quei cori. Erano tre ragazzini. Ubriachi e fuori dalla storia. Ma per loro, per i più, erano diventati “i Laziali”. Chissà come mai. Curiosità: dei miei amici e conoscenti, il giorno dopo i fatti di Liverpool, in quanti sapevano che alcuni ultrà giallorossi avevano ridotto un uomo in fin di vita? Nessuno. Come mai nessuno sa dell’antisemitismo che si annida in altre curve, che si sfoga in degenerate offese alla Lazio e ai suoi tifosi. Chissà, come mai, le coltellate diventano puncicate. Quando riguardano altri. Sì, ci sentiamo accerchiati. Sì, siamo in preda ad una nevrosi collettiva. E ce la teniamo stretta. Perché è l’unica cosa che abbiamo in mano, adesso, per difenderci. Se necessario, anche dagli spettri. Perché sì, siamo proprio presi male.

 

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di RubenRiedle

1 Comment on "Presi male"

  1. PIERLUIGI CALABRETTA | 09/08/2018 at 10:17 | Rispondi

    Applausi a scena aperta!!!

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