Sirene logoranti e doveri dimenticati: dove sono finiti i Laziali?

I social sono un fattore d’inquinamento del tifo, il web lo è, nonostante questo immenso spazio dia anche a noi la possibilità di parlare ed esprimerci. Il web è dove qualche giornalista, poco affine a chi gestisce un club, cavalcando dei risultati non eccezionali, ma consoni a una situazione economica devastata, riesce a ergersi a capopopolo e a invitare alla diserzione, al boicottaggio, all’abbandono totale di una fede e di un ideale nel nome del “troppo amore”. Una stupidaggine di proporzioni bibliche. Per tanti motivi. 1) Perché il troppo amore dovrebbe spingere chi ama a provare e manifestare il proprio sentimento nel momento di maggior difficoltà. 2) Perché equiparare un presidente a un club, alla sua storia, ai suoi eroi, alla sua tradizione, è un esercizio scorretto. Oltre che sbagliato nei suoi presupposti. 3) Perché, in certi casi, (ma ci vuole lungimiranza e quindi un po’ di intelligenza per capirlo), sulle macerie poi è difficile ricostruire. Lotito in passato ha sbagliato tanto, inutile negarlo, ha sbagliato nell’approccio comunicativo, più che in quello di rilancio sportivo, ha sbagliato nel suo voler fare la guerra al mondo, anche ai tifosi stessi a volte, ma ora sta sbagliando molto meno, sembra aver imparato dai suoi errori e gli andrebbe dato atto di questo.

Soprattutto gli andrebbe riconosciuto l’essere venuto incontro alla gente, con iniziative come l’aver riportato a casa la maglia bandiera, l’apertura di negozi al centro di Roma, i prezzi stracciati per gli abbonamenti e per molte partite di campionato, per l’aver riportato in società figure di spicco come Peruzzi, l’aver difeso la società da attacchi esterni gratuiti, il volo di Olympia che tanti bambini conquista e ammalia. Piccoli passi. Ma costanti. Come quelli effettuati in ambito sportivo. Una stampa corretta, sana, lo noterebbe. Ma l’opera di martellamento, di distruzione, è stata troppo lunga e troppo costante per non accorgerci ora che i danni sono irreparabili. Colpa di chi parla o scrive, vero, ma anche di chi ascolta. Perché credere alle favole, a progetti fantasiosi, credere a chi vuole insegnare a professionisti come si gestisce un club che fattura milioni e milioni di euro, è da fessi. Come se io volessi insegnare a Burioni i fondamenti della virologia. Chi mi crederebbe? Solo un asino.

La Lazio oggi è sola. Perché se, con quei prezzi, arrivano ad abbonarsi solo 15 mila persone, vuol dire che la tifoseria è morta. O meglio è ormai ridotta a 20000 persone. Perché, prima delle ultime gare a prezzi ridicoli, questa era la media spettatori dello scorso anno. I 70.000 di Lazio-Inter sono una parentesi, anche figli del gran numero di interisti presenti. Ormai, anche in occasione delle finali, si fatica ad arrivare oltre i 40 mila. Colpa dell’Olimpico, delle folli misure sul traffico e sui parcheggi, che vengono prese dalle autorità in occasioni delle partite? Sì, certo. Roma è un caso disperato anche in quest’ambito. E’ folle chiudere le aree parcheggio intorno allo stadio, costringere bambini e anziani a farsi 4 km a piedi per arrivare allo stadio e poi tornare alla macchina. Siamo d’accordo. Ma i numeri restano comunque impietosi. Se paragonati al sesto bacino d’utenza in Italia, ma soprattutto se confrontati con le altre squadre di vertice. L’Inter, che negli ultimi anni ha collezionato risultati pietosi e che con arbitraggi normali oggi penserebbe all’Europa League, ha dalla sua 37 mila abbonati. 22 mila in più della Lazio. E il club ha chiuso le vendite per permettere poi la vendita dei biglietti per le singole gare. Altrimenti si sarebbe sfondata quota 45 mila. Fanno sapere dalla società. La Roma è a quota 22 mila, la Juventus a 30 mila. Il Milan ha aperto da due settimane e dati certi ancora non ce ne sono. Fa eccezione Napoli da sempre attestata su numeri molto bassi a causa del caro prezzi e della protesta delle curve contro ADL. Ma a Napoli, poi, si presentano al San Paolo in almeno 30000-35000 ogni domenica. La Lazio è a quota 15 mila, dopo la prima fase di campagna abbonamenti a prezzi ridotti, difficile immaginare un’impennata ora che i prezzi saliranno del 30% nella seconda fase.

Web Hosting

E’ proprio confrontando i prezzi delle prime fasi di vendita delle varie società che viene da pensare. La Lazio proponeva curva e distinti a 200€ (190€ per i vecchi abbonati), che diventavano 170€ per donne, over 65 e under 16. L’Inter chiedeva 245€ fissi. La Roma 269€ per le curve e 400 per i distinti. Il Napoli 355 per le curve e 755 per i distinti. La Juventus 595€ per le curve (95€ più di quello che la Lazio fa pagare per una Tevere). E siamo solo in ambito dei top club. Ma basta una panoramica tra i vari club di A per capire quanto sia vantaggiosa la politica prezzi della Lazio. La Spal, per un abbonamento in Curva Ovest, chiede 335€. Il Torino 230€ per una curva Maratona, stesso prezzo dell’Udinese. Il Frosinone si piazza a quota 290€ per una curva. 215€ la Sampdoria, 210€ il Genoa. Insomma, la Lazio è tra le squadre che applicano tariffe popolari, ma i risultati sono scadenti.

Web Hosting

Colpa di un ambiente che ha abdicato dal suo ruolo, quello di popolo, colpa dei social che danno a tutti -anche a chi non sa di cosa parla- la possibilità di dare picconate alla Lazio. Colpa di chi evidenzia sempre e solo aspetti negativi. Spesso presunti, più che verificati. Espressioni come mediocrità, asticella, mancanza di ambizioni, top player, sono diventanti una scusa per starsene a casa, una scusa per sparare a zero su quello che andrebbe difeso e diventa invece valvola di sfogo per le proprie frustrazioni. Un loop dal quale è difficile uscire. Siamo diventati una tifoseria che minaccia la diserzione se non dovesse arrivare un vice Immobile degno (degno a detta di chi?) o la riserva (!!!) di Marusic. Follie su follie. Il tifoso tifa, critica anche certo, ma lo fa se è presente, allo stadio, non per radio o sui social. Tifoso è una parola importante. Implica delle responsabilità. Il tifoso ha diritti, ma soprattutto doveri. E molti laziali a quei doveri sono venuti meno. Soprattutto al dovere primario: stare vicino alla propria squadra. Troppo facile andare allo stadio con le tribune a 20 euro e la squadra in lotta per la Champions. Quello lo fanno i simpatizzanti. la militanza, quando possibile (inutile rimarcare che il discorso è indirizzato a chi non ha problemi di salute, distanza o economici), è decisiva, è l’elemento di distinzione, quello che dà anche il diritto di critica. Leggere che il Sunderland, dopo due retrocessioni consecutive, riparte con 22 mila abbonati, fa riflettere. E chiedersi dove siano finiti i tifosi della Lazio. Un film di qualche anno fa diceva: “Se cercate un colpevole, non dovete far altro che guardarvi allo specchio”. Abbastanza pertinente.

7 Comments on "Sirene logoranti e doveri dimenticati: dove sono finiti i Laziali?"

  1. Grazie. Solo Grazie.

    Finalmente la verità nuda e cruda.

  2. astronomer65 | 04/08/2018 at 12:58 | Rispondi

    grande come al solito! Bisogna però fare in modo che questi articoli abbiano una grande diffusione! ci state pensando?

  3. Giorgio Franceschetti | 04/08/2018 at 15:38 | Rispondi

    Incredibile: trovo qualcuno che scrive gli articoli che scriverei io con gli stessi identici argomenti!
    Non so chi tu sia ma hai la mia stima incindizionata! Scrivere la VERITÀ è sempre un’operazione da lodare (ancorché rara).

  4. PIERLUIGI CALABRETTA | 05/08/2018 at 15:26 | Rispondi

    71 minuti di applausi!!! Benvenuti nel mare di merda (e merde!) che circonda la Lazio! Daje così!

  5. Semplicemente la bibbia di verita’…di quello schifo che è diventato oggi e lo dico con le lacrime quasi…la nostra fu tifoseria. Grazie per questo articolo…da leggere e rileggere 1000 volte…Grazie da un 35enne abbonato ventennale e senza interruzioni in curva Nord.

  6. Eroe e vero tifoso💪💙🦅🥇

  7. Eroe e vero tifoso💪💙🦅🥇

Leave a comment

Your email address will not be published.


*