Lazio, l’informazione a senso unico e l’importanza di esserci

Le attenzioni solo quando c’è da seminare malcontento, paventare cessioni, alimentare l’ansia. Il gioco mediatico intorno alla Lazio è ormai noto, ne abbiamo parlato due giorni fa a proposito del presunto caso Milinkovic. Caso mai nato, mai esploso, mai esistito. Creato ad arte per destabilizzare un ambiente che si sta ricompattando, per insitillare il germe della negatività in una tifoseria che, unita, fa la differenza. Un popolo che, compatto, sposta gli equilibri sul serio. Non come qualche campione di cartone. La Lazio, con la sua gente, è roba seria, è una bomba pronta a esplodere, a far male a chi non sa maneggiarla. La temono. Ci temono. Per questo serve uno sforzo, per questo gli indecisi, i pigri, devono andare ad abbonarsi. Entro venerdì c’è modo di fare la tessera a prezzi stracciati, a prezzi unici in Serie A. Stare accanto alla Lazio è un dovere per ogni Laziale che abbia modo di andare allo stadio. Non un diritto, un dovere categorico. Non è solo un atto d’amore nei confronti della Lazio, ma anche verso se stessi. La Lazio siamo noi. Se colpiscono la Lazio, colpiscono noi. Se fanno male alla Lazio, fanno male a noi. Quando relegano la Lazio a un ruolo marginale, di comparsa, la rabbia sale a noi. Non ad altri. Lo fanno perché non ci sopportano, perché ci odiano, perché è la loro arma per far sì che le loro previsioni si avverino. Sperano in una Lazio piccola e per ottenere lo scopo serve un popolo diviso, lontano dalla propria squadra. Le tecniche comunicative sono semplici da leggere. Si parla di Lazio solo quando ci sono eventi divisivi, oppure la si ignora.

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Avete fatto caso alle tabelle dei big match di campionato stilate in questi giorni? La Lazio compare solo alla 7a giornata, quando ci sarà il derby. Poi il nulla. Eppure la Lazio è la quarta squadra ad aver collezionato più punti negli ultimi due anni; la Lazio è l’unica squadra ad aver vinto un trofeo nella passata stagione (Juventus a parte), la Lazio -insieme a Napoli, Roma e Juve- è l’unica squadra a essere stata presente in Europa almeno tre volte nelle ultime 5 stagioni; la Lazio è la squadra con il capocannoniere e il miglior attacco della passata stagione; la Lazio è quella squadra che -senza gli scippi arbitrali- lo scorso anno sarebbe arrivata terza in carrozza. La Lazio è uno dei pochi club che cresce senza tartassare i bilanci e poi ricorrere a meravigliose plusvalenze per uscire dal gorgo dei vincoli Uefa. La Lazio, insomma, è l’esempio di un modo di fare calcio sano, regolare e fruttuoso. Perché, utile ripeterlo, senza i vari Irrati, Rocchi, Gavillucci, Giacomelli, Massa, Di Bello e compagnia cantante, oggi la Lazio sarebbe in Champions, con un trofeo vinto e due finali giocate negli ultimi 14 mesi.

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Ma è un’evidenza che a molti (non a tutti) non piace. Meglio seminare zizzania, meglio parlare della “mediocrità”, delle “asticelle che non si alzano”, delle “cessioni sicure”, dei “casi Milinkovic”, del “povero serbo imprigionato a Formello da Lotito”, talmente scontento da mettere mi piace a una foto di Romagnoli, chiaro indizio della sua voglia di Milan. Di Correa non vi dicono mai che, con un suo gol, ha portato il Siviglia ai quarti di Champions, eliminando lo United. No, vi diranno che è discontinuo e fragile caratterialmente. Di Luis Alberto che prende la 10 non vi dicono che è uno dei trequartisti più forti d’Europa, uno da 12 gol e 21 assist nella passata stagione, ma che se non coccolato e tenuto in considerazione, può tornare nel tunnel del primo anno e che la maledizione del 10 biancoceleste sicuramente non aiuta. Di Immobile, 41 gol lo scorso anno, vi dicono che vuole andare a vincere e che comunque se dovesse restare è difficile che si ripeta. Così come Leiva: quando mai rifarà 50 partite come l’anno scorso. Acerbi, gran difensore ed esempio per tutti, arrivato a Roma è diventato un signor nessuno. E pure le sue battaglie sono finite nel dimenticatoio. Sottolineare gli aspetti negativi (spesso presunti e non reali) e oscurare quelli positivi, è un giochino elementare, ma piuttosto efficace. Un giochino nel quale non bisogna cadere e che anzi andrebbe smascherato. Quindi, facciamolo per noi e per la Lazio, stiamo con la Lazio.

3 Comments on "Lazio, l’informazione a senso unico e l’importanza di esserci"

  1. astronomer65 | 02/08/2018 at 19:27 | Rispondi

    Pezzo splendido, chiaro e definitivo. Da mandare a Lotito e a tutte le testate (di c.zo) giornalistiche. Complimenti.

  2. Ottimo articolo, del tutto condivisibile. Si potrebbe però allargare un po’ il discorso parlando del “gioco mediatico” non solo attorno alla Lazio ma attorno al calcio in generale. Ad es. quello che è successo al Milan, ad un passo dal fallimento e salvato in extramis non solo da Eliott ma anche e sopratutto dai poteri forti. Vi immaginate cosa avrebbero scritto e detto se fosse capitato alla Lazio di Lotito? E credete davvero che, in quel caso, Uefa avrebbe chiuso un occhio e ci avrebbe riammesso in EL? O dello strano caso “Bonucci-Juve”, una delle cose più assurde e immotivate (calcisticamente) che mai mi sia capitato di vedere…e sì che amo il calcio da oltre 60 anni! Provate a pensare fosse stato…che so…il grandissimo Lucas Leiva a chiedere di tornare al Liverpool dopo un anno di Lazio: come ne avrebbero approfittato i media: “Lazio rifiutata” “Lotito deriso” “Piuttosto di giocare con Inzaghi, preferisce la panchina con Klopp” e via discorrendo…comunque, viva Lazio sinceri complimenti!

  3. Gianfranco | 03/08/2018 at 10:48 | Rispondi

    Articolo perfetto che fotografa molto bene quello che è l atteggiamento di gran parte dei media.ora posso anche capire che in un sistema calcio basato sugli introiti delle tv (Sky) si tenda a parlare delle squadre con le tifoserie più numerose ma Sky è veramente vergognosa nei nostri confronti.Per non parlare della carta stampata

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