Esperienza e personalità: da Acerbi a Berisha, nasce una Lazio di carattere

Sta nascendo una Lazio con gli attributi. Vero che dovrà essere il campo a dare il responso definitivo, ma gli indizi sono tanti e portano in una direzione ben precisa. Esperienza e personalità, erano già presenti in rosa, il mercato ne ha aumentato le dosi. Da Proto a Berisha, da Acerbi a Badelj: non solo buoni giocatori, ma anche consapevolezza e fame. Acerbi è forse l’esempio più importante in questo senso. E’ da diverse stagioni uno dei migliori difensori del campionato, a 30 anni ha la fame di chi vuole dimostrare di essere all’altezza di una big, ma soprattutto ha mostrato -negli anni- di avere una tempra e una forza sconosciute a molti. Acerbi si è misurato col più infido e terribili degli avversari e lo ha sconfitto con coraggio e pervicacia. Non una, ma per ben due volte. La Lazio lo ha scelto come erede di De Vrij: difensore dalle indubbie qualità, qualità che lo rendono uno dei migliori interpreti del ruolo presenti in Serie A, ma forse carente proprio nel carattere, in quelle doti di leader utili per guidare il reparto. Non solo Acerbi. Però. Silvio Proto è portiere di buone qualità, d’esperienza e personalità. Il belga ha messo insieme oltre 360 presenze con l’Anderlecht, di cui 69 in Europa E 13 con la nazionale dei Diavoli Rossi. E’ stato anche capitano del club di Bruxelles. Proto ha confermato le sensazioni in ritiro: l’ex Olympiacos ha ben impressionato, ha convinto Inzaghi e Grigioni, viene considerato la chioccia perfetta per far crescere Strakosha e fargli tirare il fiato in determinati momenti della stagione.

BADELJ E BERISHA – Milan Badelj, titolare e cervello della Fiorentina, con cui ha messo insieme 137 presenze, a cui vanno aggiunte le 41 con la Croazia. Badelj, in nazionale, è la prima alternativa a Modric, giocatore di cui aveva raccolto l’eredità nella Dinamo Zagabria, dopo il trasferimento di Luka al Tottenham. Badelj ha personalità, è l’uomo a cui Pioli si è appoggiato per tirare il gruppo dopo la tragedia Astori. Il suo discorso ai funerali del difensore resta un momento di altissimo valore umano. Badelj è innesto fondamentale, porta con sé quelle qualità che forse il solo Leiva aveva nel reparto laziale. Attenzione anche a Valon Berisha: vero che il ragazzo ha solo 25 anni, ma è l’uomo di punta della sua nazionale e al Salisburgo era uno dei leader riconosciuti dallo spogliatoio. Le sfide di Europa League dell’aprile scorso lo hanno confermato. Soprattutto nella gara di ritorno Berisha si è caricato sulle spalle la squadra nell’incredibile e amara (per la Lazio) rimonta della “RedBull Arena” giocando in un ruolo non suo: da centrale di centrocampo.

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DURMISI E CORREA – Riza Durmisi, nonostante i 24 anni, ha già collezionato oltre 150 presenze tra Brøndby e Betis Siviglia, alle quali vanno aggiunte le 23 gare giocate con la nazionale danese. Durmisi ha carattere, a Siviglia lo ricordano come un “peperino” niente male, Inzaghi ne sta scoprendo qualità tecniche, ma anche le qualità caratteriali. Si è inserito subito nel gruppo, ha legato molto con Strakosha, nell’ultima amichevole ha servito l’assist vincente per il 3-0 di Rossi. Occhi anche a Joaquin Correa, anche lui ancora giovane (è un ’94 come Durmisi), ma ha già nel suo carniere 168 presenze con le maglie di Estudiantes, Samp e Siviglia. In Andalusia ha anche assaggiato la Champions, giocando 13 gare e segnando due gol, di cui uno pesantissimo, a Old Trafford, negli ottavi di finale dell’ultima edizione della competizione. La Lazio ricercava carattere ed esperienza, anche per evitare i blackout che nella scorsa stagione sono costati caro alla banda Inzaghi, con il mercato è convinta di aver trovato ciò che cercava.

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