La parte più bella di Roma

La Lazio rappresenta la parte migliore di Roma. Quella che guarda fuori dal Raccordo. Quella che pensa Roma come Capitale di una regione e di uno Stato. Quella che “c’è vita nell’universo”, quella che non si specchia narcisista negli stantii luoghi comuni di una romanità che pensa di avere la grande bellezza in se stessa. La grande bellezza sta negli occhi di tutti, perché tutti guardano Roma.
Il romanismo invece è lo sterotipo più squallido, la polvere di una Roma che non rappresenta nessuno tranne se stessa e la sua retorica antistorica. Una Roma che si celebra vacua specchiandosi nel nome. Una Roma che, però, non è capace di accorgersi che il suo nome, allo specchio, diventa Amor. Ma che ne sanno, loro? Sono i fautori di una Roma cieca, la Roma da cui, alla fine, cerchi la fuga, perché ferma nel tempo, a preconcetti ormai fuori dal tempo, tristi, beceri. Unna prova di questo? Il Laziale è “burino”. Il Laziale è “pecoraro”. Come se fossero insulti. Come se qualcuno dovesse offendersi. Per cosa? Per essere paragonato a chi lavora la terra e alleva gli animali? Si può essere più meschini di così? A volte il Laziale non sa cosa rispondere. Anche perché, oggettivamente, non si capisce cosa ci sarebbe da offendersi; Si può solo compatire quello spirito di branco per cui 100 persone che ti gridano in faccia un nonsense dopo un po’ diventano comunque pesantucce. Ma per loro dare del “pecoraro” a un Laziale ha un’altra valenza: “vieni da fuori Roma”.

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Be’ sarebbe anche ora che chi ha a cuore Roma, il suo proliferare, la sua storia, smettesse di pensarla così centrale: non lo è più da molto tempo. La Roma delle idiozie romaniste è una Roma che sta simpatica solo a se stessa, è una città che finisce un po’ prima del GRA, per snobismo, più probabilmente per paura del confronto. Perché la storia è passata e il presente è avvilente. Quella dei romanisti è una Roma clientelare che non ha voglia di lavorare, perché a “Roma sono 2000 anni che per tradizione si lavora poco”, perché sono le colonie a produrre, a sostenere, la pigra madre. La loro Roma, per questo, considera meno di nulla chi non si comporta secondo gli schemi mentali imposti. Una Roma mitomane, autoesaltata, narcisista, criptooligarchica. Fortunatamente Roma non è tutta così. Se volete la prova che a Roma, fuori Roma, intorno a Roma, nel cuore di Roma c’è altro, andate dai Laziali. E fatevi due risate con loro. Con leggerezza. E senza che nessuno ti chieda “da dove vieni?”. Perché la romanità, quella genuina, quella positiva, quella che viene dal cuore e sgorga nel gesto anche più semplice, non ha bisogno di ostentazioni coatte, di gladiatori e colossei tatuati, di “daje” sparati all’infinito, di boria e supponenza. Chi è non ha bisogno di mostrare di essere. Siamo noi la vera Roma, siamo noi la sua parte migliore.

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