Luis Alberto, la maglia numero 10 e quella (presunta) “fragilità mentale”

E’ estate. Il campionato è in ferie, il Mondiale senza Italia è passato senza lasciare traccia, il calciomercato della Lazio procede, come sempre (giustamente), a fare spenti. Tutto tace, ma le radio laziali devono parlare. Sempre e comunque. Così, tra le solite litanìe su “mediocrità” ed altri ripetitivi ritornelli, qualcuno pensa bene di rovinare anche il sogno del nuovo numero 10 biancoceleste.

“Non capisco l’esaltazione per la numero 10 data a Luis Alberto. L’anno scorso ha fatto bene, ma quest’anno non si ripeterà perché è fragile mentalmente”, ha detto un ascoltatore intervenuto in diretta. Si, avete capito bene. Luis Alberto, quello che, dopo una prima stagione disastrosa tra infortuni e difficoltà di ambientamento, ha rialzato la testa e mostrato numeri da fenomeno vero, per qualcuno, sarebbe “fragile mentalmente”.

No, Luis Alberto ha il carattere e i numeri giusti per esaltarsi con la maglia numero 10 della Lazio e proseguire una tradizione costellata da grandi nomi. In principio fu Mario Frustalupi, un 10 da scudetto (quello del 73/74) passato attraverso i suoi piedi: ordine e geometrie al servizio della ‘Banda Maestrelli’. Impossibile, poi, dimenticare il talento di Vincenzo D’Amico e quello Michael Laudrup. Negli anni ’90, il primo degno di nota fu Dario Marcolin seguito, quattro anni dopo, da uno degli ‘dèi’ del calcio italiano: Roberto Mancini, che con quel numero magico sulle spalle guidò gli uomini Sven-Göran Eriksson al secondo tricolore.

I successori del Mancio furono il bomber Hernan Crespo e il ‘serial assist-man’ Dejan Stanković. Quello seguente fu un periodo buio per la gloriosa 10 della Lazio. La meteora biancoceleste Bonanni, il discontinuo César e il solo volenteroso Baronio non riuscirono a rendere onore a quel numero tanto importante. Quindi, iniziò l’era di Mauro Zarate che, però, solo nella prima stagione fece davvero innamorare i tifosi biancocelesti, prima di abbandonarli per sparire nell’anonimato nelle successive tre.

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Ederson e Felipe Anderson, per chiudere, di talento ne hanno da vendere, ma infortuni e un talento mai espresso fino in fondo ne hanno bloccato le potenzialità. Ora tocca a lui, a Luis Alberto, prendere in eredità quella 10 che pesa come un macigno. Lui, però, siamo sicuri, non sentirà gravità sulle spalle e lo ha già detto: “La maglia numero 10? È solo un numero che mi piace, ho parlato con Felipe e mi aveva detto di prenderlo. È importante solo fare gol e assist, il 10 sulla maglia lo vede solo il tifoso”. Vi sembra davvero così “fragile mentalmente”?

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