W Manzini, W la Lazio

Parte Manzini dalla fascia, taglia tutto il campo a velocità straordinaria e arriva all’altro capo del terreno di gioco in meno di 15″. Immaginatevela così la telecronaca dell’impresa epica del buon Manzo, il cui video è stato postato sulle Instagram stories della Lazio. Una figura meravigliosa, che ha attraversato 47 anni di Lazio. Maurizio è la storia di questo club, la sua memoria, la sua voce più rassicurante eppure autorevole: Manzini ha acquisito il credito dato dalla militanza, dalla assiduità, dallo spendere se stessi per un ideale. Quello di questo signore non è mai stato un lavoro, una semplice professione, lui Laziale autodidatta (la famiglia era romanista), ha visto e vissuto la Lazio come una vocazione. E per la Lazio ha dato e continua a dare tutto se stesso. Potrebbe andare in pensione, crogiolarsi sugli allori di una carriera che lo ha visto accompagnare la Lazio di Maestrelli, quella dei -9 e poi quella dominante di Cragnotti. Lui no. Lui la Lazio non la lascia mai. E vederlo scattare sul campo, accompagnato dalle urla gioiose e giocose di questi ragazzi che lo vedono sì come riferimento da rispettare, ma anche come compagno di giornate e di risate, è Lazio allo stato puro. Quello per cui ci emozioniamo e ci commuoviamo anche un po’. Immobile, Leiva, Parolo, Patric, Di Gennaro, Luis Alberto, erano tutti lì per attingere a questo totem biancoceleste tutti lì a festeggiarlo, a scuoterlo tra urla e abbracci. C’è un motivo anche profondo dietro a questo rapporto tra i calciatori e il team manager. Manzini è colui che per primo accoglie i giocatori a Roma, dà loro l’imprinting di Lazio e Lazialità, ha con questi giovani uomini un rapporto genuino, sincero, schietto, come quello di un nonno con dei nipoti. Una scena stupenda, l’ennesima di questo ritiro, forse uno dei più belli degli ultimi anni. W Manzini, W la Lazio.

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