La Lazio e i ricordi bambini

Se ci sono dei momenti della nostra esistenza che ci rimangono, che si annidano nei ricordi, in quelli più dolci, quelli che condividiamo con la persona che amiamo o che riscopriamo, da soli, in una sera d’estate, con le cicale spiazzate dall’afa che cantano nonostante il sole sia calato da un po’, sono quelli d’infanzia. I ricordi bambini, quelli delle estati al mare, quelli che ci fanno immergere in un tempo innocente, spensierato, quando la vita non aveva peso, giorni “piccoli” che sono e rimangono solo nostri. Come uno scrigno da custodire e da aprire ogni tanto. Con cautela. La squadra del cuore fa parte di questo bagaglio di ricordi. Le prime partite allo stadio con papà, l’album delle figurine, la scelta del campione preferito e le pressioni per convincere mamma e papaà a comprare la sua maglia e poi i gol segnati con quella casacca, con quel nome e quel numero sulle spalle, invaso dall’illusione fugace di essere davvero lui. Cosa c’era di più bello che tirare, sentire la palla che toccava la rete strappata del campetto di quartiere e correre veloce con le braccia larghe e il vento sul viso e pensare che sì, solo per quel momento, ma che momento, sei tu a rappresentare la Lazio, a farla vincere, sei tu colui di cui non si può fare a meno. C’è qualcosa che, anni dopo, può scaldare il cuore di quel bambino che fu? Sì c’è. E l’ho realizzato oggi, vedendo i bambini presenti ad Auronzo di Cadore giocare su un campetto da calcio a 5, divisi in squadre ognuna capitanata da un giocatore della Lazio. Oggi era il turno di Wallace e Luiz Felipe. Ieri era toccato a Luis Alberto, Jordao e Sprocati. E domani chissà. Vedere Wallace far gol e poi correre esultando, con 5 bambini che lo inseguivano per abbracciarlo, trasfigurati dall’emozione, dall’eccitazione, dalla gioia, è stato quasi catartico. Sicuramente bellissimo. Penso a quei bambini, alla felicità che si porteranno dentro stasera e domani e nel viaggio di ritorno dentro casa, penso al loro orogoglio quando lo racconteranno agli “amichetti”, penso a quanto questa giornata si incastonerà per sempre nei loro cuori, diventando uno di quei ricordi da riporre nello scrigno e da accarezzare, anni dopo, per allegerire il proprio animo, cullandosi in quell’angolo dell’io che è il più intimo e rassicurante. Per questo, anche per questo, la Lazio non è e non sarà mai una semplice squadra di calcio. Anche questo è il motivo che la rende una componente mistica della nostra esistenza, un caleidoscopio di incomprensibili emozioni. Imprescindibile, unica, emozionante: come i ricordi di un bambino che fu.

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